L’itAliena in italiano #1 – L’undicesimo Undici Settembre

Questo articolo era stato pensato e scritto per The Post Internazionale ma, complici le differenze di fuso orario e l’imminente rilancio del sito che sta impegnando la redazione, è diventato troppo vecchio prima di essere pubblicato.

Dato che molti di voi leggono anche l’italiano non credo ci sia occasione migliore per inaugurare con questa storia da New York una nuova sezione di The ItAlien dove mi esprimerò nella mia lingua madre, una lingua bellissima che mi mette a disposizione molte più sfumature concettuali di quante non me ne fornisca l’inglese, che invece mi aiuta a dire quello che voglio dire più precisamente, in un modo solo, conciso e solido (solid, come qui chiamano i colori a tinta unita).

Buona lettura!

********

“9/11 dopo il decennale: il dolore è collettivo e privato”
Francesca Giuliani

Nell’undicesimo anniversario degli attentati dell’Undici Settembre 2001 appena trascorso i giornali newyorkesi non hanno fatto a meno di sottolineare le somiglianze tra la giornata di ieri e quella così drammatica che è stata commemorata: stesso sole, stesso clima, stessa aria frizzante e cielo terso.

A portare l’oscurità in quella mattina del 2001 furono le colonne di polvere che rimpiazzarono le Torri Gemelle nello skyline di Manhattan, quella stessa polvere che per mesi i soccorritori così come i normali cittadini hanno continuato a respirare, e che in molti casi ha provocato disturbi respiratori e tumori. Sono circa 400 le vittime del cancro che la Zadroga Law approvata nel 2010 definisce “9/11 related”.

Lunedì scorso, il governo federale ha aggiunto 50 tipi di disturbi alla lista di quelli riconosciuti dal provvedimento, tra le preoccupazioni del sindaco Bloomberg che in una conferenza stampa “unrelated” ha notato che più persone hanno titolo a richiedere sussidi, meno consistenti saranno gli aiuti indirizzati ad ogni singolo malato, e che “i soldi da distribuire sono quelli che sono, a meno che non si creda che il governo federale ne stanzierà di più, il che è come credere all’esistenza del topino dei denti”.

Bloomberg, quest’anno, non è stato chiamato a tenere un discorso durante la cerimonia di commemorazione delle vittime a Ground Zero, così come non lo è stato nessun altro rappresentante del governo cittadino, statale o federale.

Il sindaco di New York, come anche il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, il governatore del New Jersey Chris Christie e la Direttrice del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale Janet Napolitano, ha partecipato alla commemorazione, ma senza salire sul palco dove solo i familiari delle vittime si sono alternate al microfono per la lettura dei nomi, gli stessi nomi incisi nel marmo delle fontane del memoriale rapidamente divenuto uno dei monumenti più visitati della città nonostante la necessità di prenotare il proprio biglietto al sito con largo anticipo su internet.

“Politics take the Backseat”, ha titolato la CBS: la politica si è seduta nel sedile posteriore. Tutti hanno mantenuto la sordina, perfino Obama e Romney sono rimasti lontani dalla scena sospendendo per un giorno le campagne pubblicitarie denigratorie dell’avversario in TV, ed evitando di partecipare ad eventi apertamente legati alla campagna elettorale (per Obama ci ha pensato Clinton, che in serata ha presenziato alla Florida International University a Miami dove ha infiammato un rally pro-Bam).

Obama ha osservato un minuto di silenzio alla Casa Bianca e ha partecipato ad una cerimonia di commemorazione delle vittime dell’attentato al Pentagono avvenuto in contemporanea a quelli alle Torri Gemelle. Romney, invece, ha incontrato la National Guard (che ha visto molte delle sue reclute partire per l’Afghanistan e l’Iraq in missione) e nel suo discorso ha ricordato i caduti e ringraziato i soldati americani ancora impegnati a difendere il paese all’estero.

Questo undicesimo Undici Settembre, privato della sua componente politica, è trascorso in modo molto diverso dal solito e ha acquisito nuovi significati.

Come ha detto Debra Burlingame, la sorella del pilota Charles il cui aereo è stato dirottato e fatto esplodere contro il Pentagono, alla Associated Press, “Dei 365 giorni l’anno in cui parliamo di 9/11, oggi è il giorno in cui intendiamo parlare delle vittime, non dei significati politici che l’attentato ha assunto nel tempo”. Per Debra, il fatto che i politici siano stati privati della ribalta mediatica che questa giornata da undici anni fornisce loro è molto positivo.

Ma anche il non esporsi è una decisione politica: è la tacita chiusura di un capitolo buio e il non troppo implicito invito rivolto all’America a lasciarsi una decade di paura e incertezza alle spalle.

Tra quest’anno e lo scorso anno, poi, le differenze sono state enormi, e addirittura al New York Times si sono posti il problema di come marcarle.

“Il dolore per la perdita subita non si affievolisce mai, ma il quantitativo di giornalismo deve invece affievolirsi”, ha scritto sul suo blog Margaret Sullivan, la public editor della signora in grigio, che riporta le parole della collega Carolyn Ryan incaricata della sezione metropolitana di New York: “Alcuni anniversari offrono uno spunto di riflessione naturalmente. Negli anni successivi a questi dobbiamo sempre marcare questi momenti, ma in maniera più modesta”.

Il 2011, il decennale del crollo del World Trade Center, era un anno “milestone”, una pietra miliare, anzi una pietra tombale: la morte di Osama Bin Laden ha chiuso il capitolo della caccia ai responsabili, lasciando gli americani liberi di commemorare le vittime e di rassicurarsi a vicenda che giustizia, finalmente, fosse stata fatta.

Nel 2012 invece, passato il momento trionfale, passato l’anniversario a cifra tonda che invitava a fare il punto sulla vita negli Stati Uniti dopo la tragedia, non c’è più spazio per la ragion di stato e per l’invio di messaggi al nemico in ascolto in qualche recondito nascondiglio tra le montagne di uno degli “stati canaglia”.

Improvvisamente 9/11 è diventato l’anniversario di un dolore collettivo ma privato, restituito a chi lo ha vissuto: i newyorkesi, tutti, sia quelli che nella tragedia hanno perso qualcuno di caro, sia quelli che semplicemente hanno vissuto in una città cantiere per i dieci anni successivi, dove la voragine lasciata dai kamikaze di Al Qaeda, seppur colmata con fontane monumentali e circondata di grattacieli altissimi e fortissimi, è pur sempre una ferita ben visibile.

Come dichiarato da George Pataki, predecessore di Cuomo in carica al tempo degli attentati, “è ora di compiere il passo successivo” nel commemorare questo anniversario, che è “semplicemente quello di continuare a rendere omaggio”.

Come si fa nella Cappella di Saint Paul, che dal 1766 si trova proprio di fronte al luogo dove si ergevano le Torri Gemelle e che è sopravvissuta intatta anche al loro crollo. Durante la giornata di ieri, i tanti newyorkesi di passaggio a Ground Zero per rendere omaggio alle vittime dell’Undici Settembre hanno affollato la piccola cappella, che ha costituito nei giorni successivi agli attentati un rifugio sicuro per quanti avessero bisogno di conforto, di quiete e di calore umano.

Nel memoriale della cappella, tappezzata di fotografie, ricordi, omaggi, fiori e candele, c’è anche una collezione di toppe da uniforme, di quelle con indicato il corpo dell’esercito d’appartenenza delle reclute che le esibiscono sul braccio: tra le tante, anche uno stemma della polizia municipale di Bologna e uno degli Alpini di Sandrigo, in provincia di Vicenza.

Fuori dalla cappella, di fronte alla Bell of Hope donata nel 2002 dalla città di Londra a New York che viene suonata ogni 11 settembre, c’è una lapide che rassicura: “They Are In Peace”, loro sono in pace. Da quest’anno, forse, anche chi ricorda lo fa con animo diverso.

Lapide nel cimitero di Saint Pauls – Trinity Church. © Wishard of Oz

One thought on “L’itAliena in italiano #1 – L’undicesimo Undici Settembre

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s