All’indomani di Sandy, alla vigilia delle elezioni

1) Siamo sopravvissuti, niente blackout o assalti ai forni nell’Upper East Side, anche se per giorni nei negozi del quartiere si sono trovate solo le carissime bottigliette d’acqua da 1L (non i cheap-ass galloni venduti nelle taniche tipo detersivo). Il giorno prima dell’apocalisse al supermercato sotto casa la gente faceva incetta di pane in cassetta, Oreo e tortillas. Non c’era più una patatina in tutta Manhattan. E’ andata peggio ai residenti di Staten Island e Long Island, che più che porsi il problema delle provviste di junk food si sono dovuti porre quello di non annegare. Un nostro amico ha perso la casa, roba da non crederci.

2) Le email di Barack Obama si fanno sempre più frequenti, ma in questi ultimi giorni anziché chiedermi di alzargli 5$ mi chiede di andare a votare per lui. Se potessi, presidè! Da brava (quasi)permanent resident ho il dovere di pagare le tasse, ma non ancora il privilegio del voto riservato ai soli cittadini. Mio marito, il cittadino, di votare non ha alcuna intenzione. Io voterei per tutti e due se mi fosse possibile, specialmente per compensare il voto degli aventi diritto di casa sua, repubblicanissimi. Alla faccia del No Taxation Without Representation, anyway.

3) Oggi è ripartito The Post Internazionale. Leggetelo, leggetemi, leggeteci.

4) Scriverò cose, un po’ su The Post, un po’ su LeggiOggi, un po’ qui, un po’ su Twitter. Sapevatelo.

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