L’Italia col binocolo e al microscopio

Oggi sono off perche’ ho lavorato nel fine settimana, quindi ho passato una mezz’ora a guardare i trailer dei film italiani che alcuni di voi amici mi avete consigliato attraverso Facebook e Twitter.

Mi fa strano. Vedo le facce di attori che riconosco, vedo i soliti noti tra i nomi dei registi (Bellocchio, Taviani, Tornatore, Virzi’…). Vedo atteggiamenti a me familiari, tematiche anch’esse di casa, affrontate a volte con intelligenza, simpatia, altre volte in modi piu’ tradizionali o triti. Torno al cinema nostrano con gli occhi di chi sta cercando di capire una cultura che nel frattempo e’ andata avanti senza di me, anche se io ne sono sempre parte e incarnazione altrove. E’ piu’ difficile essere critici dopo un periodo di distanza, forse e’ piu’ difficile anche disprezzare quello che prima avrei etichettato dopo 10 secondi di trailer.
Per dirne una, l’accento siculo forzato della Capotondi in “Amiche da morire” mi fa un po’ ridere, ma poi guardo oltre. I film quelli sicuramente belli hanno un carnet di attori che sono sempre loro, che portano la loro personalita’ e gravitas nelle pellicole in cui recitano, garantendo alle produzioni in questione un rischio mitigato, una percentuale di riuscita a colpo sicuro. Sono, a seconda del genere, i vari Servillo, Herlitzka, Rohrwacher, Pannofino, Guzzanti, ecc.
Da una parte mi fa piacere rivederli, e certe trame mi sembrano accattivanti, mentre altre solo d’evasione (anche quella ha un merito). D’altra parte mi domando: non c’e’ nessun altro? Quante altre belle cose produce l’Italia che non posso vedere perche’ ne’ 01Distribution ne’ Fandango ne’ Cattleya ci sono dietro?

Mi vengono in mente i corti di The Pills, cosi’ di successo online e cosi’ attuali per uso di linguaggi e tecnologie che sono all’ordine del giorno qui, ma meno a casa — anche se piu’ andiamo avanti, piu’ la commistione con gli attori mainstream ma comunque cool (quelli ex-Boris, per intenderci) diventa un dato di fatto.
The Pills mi colpisce anche per due altri motivi: 1) conosco un sacco di persone coinvolte nel progetto, anche se in maniera indiretta, perche’ alla fine Roma e’ Roma e le scuole dove siamo andati tutti sono sempre quelle, e tutti in qualche modo ci conosciamo tutti quanti; 2) perche’ mi sembrano confermare l’andazzo che con Boris si e’ finalmente affermato una volta per tutte, ossia che la nostra migliore arma e’ la satira e la risata, una cosa che da una parte siamo bravissimi a fare, ma dall’altra e’ un’arma spuntata.
Tanta ironia la vedo anche nei trailer che mi avete segnalato. Credo dica molto degli italiani come gente. Spesso mi rendo conto che quello che fa ridere me in conversazioni con questi americani per loro e’ eccessivo o inaccettabile, il loro senso dell’umorismo e’ molto molto differente, meno amaro, meno interessante. E’ molto semplice apparire cinici o perversi, per uno scherzo che da noi sarebbe accettabile e qui no.

Un’altra osservazione che mi viene in mente quando penso che l’Italia e’ in fin dei conti molto abitudinaria e attaccata a quelle personalita’ che gia’ conosce e’ che questo si riflette molto anche sulla politica, o perlomeno cosi’ e’ stato per tanto tempo. Berlusconi e’ durato cosi’ tanto anche per questo nostro modo di affezionarci a una faccia fino a rendercela solita e familiare. Cosa succede oggi? Ok, Grillo, ma tutti questi altri senza nome del Movimento 5 Stelle? Chi altro c’e’? Perche’ tutti i nuovi sembrano sempre essere sgraditi per un motivo o per un’altro? Sento tanti commenti negativi sulle varie Boldrini e Mogherini — parlo senza sapere molto, ma mi sorprende negativamente il fatto che due donne mai sentite prima siano sempre sulla bocca di tutti, e raramente in tono encomiastico.

Tutto cio’ per dirvi grazie, e di continuare a tenermi informata su cio’ che dovrei sapere, su quello di cui si discute. Casa mi manca quando capisco che la distanza ha un impatto sulla mia consapevolezza di quello che succede. Gli italo-americani mi fanno tenerezza e pena per questo, parlano dell’Italia che si ricordano, non di quella che esiste, e non voglio finire come loro. E’ vero che i miei contatti con casa sono molto piu’ profondi e radicati, ma spesso si parla di altro, di cose senza dubbio importanti, ma forse piu’ di politica e di societa’ che non dei modi in cui la societa’ introietta il presente e lo traduce in prodotti culturali che aiutano a capirlo meglio. Dalla mia posizione vedo molte cose, e metto l’Italia in prospettiva. Voi l’Italia la vivete, e mentre alcuni di voi sognano di vivere qui o altrove, nel frattempo siete partecipi di tutto quello che accade e la conoscete come conoscete voi stessi. Io ho un binocolo, voi un microscopio. E’ interessante confrontarsi sulle rispettive visioni e riorientarci a vicenda.

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